Buone e cattive compagnie Le amicizie

A volte gli amici dei nostri figli non ci piacciono. Parliamo insieme di come comportarsi.

Ci sono persone che ci piacciono ed altre che ci piacciono molto meno. È normale, naturale, ma come possiamo gestire la cosa quando a non piacerci sono gli amici dei nostri figli? Come possiamo affrontare il discorso delle “buone e e cattive compagnie“?
Intanto dobbiamo, per l’ennesima volta, contenerci, almeno in una prima fase di approccio all’argomento.

Gli adolescenti, infatti, sono pieni di passione e il bisogno di appartenenza ad un gruppo è una necessità quasi fisica, pertanto andare in modo duro contro il gruppo degli amici sarebbe altamente controproducente perché ci metterebbe molto probabilmente davanti ad un muro di rifiuto. I “Ma tu cosa vuoi saperne?” o i “Tu non mi capisci!” si sprecherebbero con la conseguenza (purtroppo molto frequente) di portare i nostri figli a mentirci pur di continuare a frequentare quelli che considera gli amici della vita.
 
Ovviamente sappiamo tutti che sono pochi gli amici che dall’adolescenza all’età adulta li seguiranno con costanza ed affetto, ma a 13-14-15 anni i sentimenti sembrano eterni e immutabili come le frasi zuccherose scritte sui diari di scuola quasi fossero vergate sulla pietra a imperitura memoria di legami indissolubili.

Questo non significa ignorare segnali di allarme evidenti come potrebbero essere abuso di alcol o droghe o anche solo un rapporto vessatorio da parte di uno o più membri della compagnia abituale dei nostri ragazzi. Prima di tutto viene ovviamente la loro sicurezza e a fronte di evidenti segnali di un problema all’interno del gruppo, intervenire è un nostro dovere.

Il punto è come intervenire. Vietare semplicemente ai nostri figli di frequentare quel determinato amico o tutta la compagnia ci farà ottenere appunto una non-comprensione del problema e saremo solo visti come i membri autoritari della famiglia, quelli che ancora non danno fiducia perché non vedono davanti a sé degli adolescenti, dei giovani adulti, ma dei bambini ancora troppo piccoli per poter scegliere da soli e da soli valutare il da farsi.

Non è facile. Dare autonomia non lo è mai.
Ma dobbiamo iniziare a spostare il focus dal vietare all’educare dando fiducia sul buon fine raggiunto da quella educazione. Ovviamente la fiducia deve essere parametrata all’età e alla “gravità” della situazione, ma deve esserci e partire da ciò che deve guidare sempre il rapporto fra genitori e figli: il dialogo.

Pretendere che un adolescente percepisca come “fatto per lui” un divieto secco che non prevede dialogo è, a essere buoni, illusorio. L’adolescente si chiuderebbe a riccio e lo avremmo fatto anche noi. Probabilmente lo abbiamo fatto davvero.
Oggi conosciamo bene il potere del dialogo con i nostri figli, oggi sappiamo come ragionare con loro sia non solo una possibilità ma un dovere.
Solo su questo dialogo e su una fiducia monitorata potremo dare agli adolescenti gli strumenti necessari per scegliere le amicizie che potranno accompagnarli nella vita in modo costruttivo.
Voi come vi state approcciando a questo spinoso problema?

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