Hipster Out Yuccie In

A cambiare non è la moda ma la società

L'hipster ha trasfromato la sua creatività innata in un lavoro redditizio e vuole prendere il suo posto accanto a professionisti da City. Ecco che l'abito fa il monaco, status symbol per diritto, diventa orgogliosa ostentazione della propria solidità economica. Ovviamente lo fa a modo suo: la barba è sempre lunga ma ordinata e curata, i capelli sono ingellati, la camicia si abbattona completamente e trovano spazio cravattini e papillon. Nel fare questo smette di essere Hipster e diviene Yuccie: Young Urban Creative. L'acronimo è stato coniato da David Infante sul sito “Mashable”. Il termine richiama in parte gli Yuppie (Young Urban Professional) che negli anni Ottanta venivano celebrati nel film “Wall Street” di Oliver Stone come giovani rampanti disposti a tutto pur di far carriera. Ricorda però anche gli Yuppie che nel dizionario hipster già negli anni Novanta corrispondevano ai 20/30enni con uno stile di vita “indie” dalle radicali scelte di consumo etico. Ecco che lo Yuccie vuole, perché no, diventare ricco ma grazie alla sua creatività, alle sue idee e proprietà intellettuali senza scendere a compromessi.
Il bello è che articoli didascalici e classificatori come questo non lo snaturarlo o indispettiscono perché la caratteristica che definisce questa nicchia è proprio il senso di appartenenza e l'autocelebrazione.
 

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