Carnevale d'epoca

I consigli di un'artista del trasformismo.

Si avvicina Carnevale e noi abbiamo chiesto a Chiara Vaccari, in arte Grimilde Malatesta, di introdurci nel mondo dei cosplayer. 

Da dove nasce la tua passione? 
Da quel che ricordo ho sempre sentito un fortissimo bisogno di esprimermi in modo artistico, indipendentemente dal linguaggio: danza, disegno, ricamo sono sempre stati equivalenti e complementari. Mia nonna era sarta, ma più che familiarizzare con i ritagli di stoffa non mi è stato possibile fare, prima che venisse a mancare. Ho sempre dovuto ricamare e decorare da me i costumi da danza, imparando a mie spese che sulla lycra le paillettes vanno cucite separatamente, o con filo elastico. Pena perderle tutte al primo spettacolo. Ma la cosa è sempre rimasta a livello di hobby saltuario fino a quattro o cinque anni fa, quando ho iniziato ad applicarmi più seriamente e a studiare.

Da dove trai ispirazione? 
Da tutto ciò che mi circonda, è inevitabile. Il mondo di oggi, internet, sommergono di stimoli. A volte qualche costume per il cinema o per il teatro mi colpiscono particolarmente, e decido di mettermi alla prova vedendo quanto riesco ad avvicinarmi all'originale, oppure mi permetto di cambiarne alcuni dettagli. A volte vedo qualche originale storico, e provo a ridisegnarlo per me, altre mi tengo sullo storico per quanto mi è possibile, oppure fantastico per ottenere qualcosa di originale. Cerco sempre qualche idea inusuale, che renda l'abito coerente, e che mi permetta di adattarlo ai tempi e al budget. Per quanto la produzione moderna dei tessuti ne abbia notavolmente abbassato il costo, un abito da regina richiederà sempre un budget da regina, ed è necessario scendere a compromessi fra il risultato desiderato, il portafogli e il tempo a disposizione. Per il resto l'ispirazione è ovunque: dal negozio di pesca sportiva con le esche fatte con piume e perline, alla più usuale biblioteca.

Quanto conta essere fedeli a un'epoca e quanto invece rivisitare in chiave contemporanea? 
Dipende dall'obiettivo del costume. Se si tratta di una festa in maschera, di teatro, di rievocazione, saranno richiesti livelli di accuratezza storica diversi, ed in alcune occasioni si è più liberi di improvvisare. Però è intrigante anche mettersi alla prova con la rievocazione, per vedere quanto ci si riesce ad avvicinare alle tecniche di costruzione dell'epoca. Tuttavia, a meno che non si faccia una vera replica di un abito esistente, è difficile riuscire a staccarsi del tutto dall'estetica contemporanea: inevitabilmente filtriamo e scegliamo modello e colori, nel range delle possibilità documentate, secondo il nostro gusto di persone del ventunesimo secolo. Chissà cosa direbbero i nostri antenati nel vedere quello che facciamo, chissà cosa sembrerebbe ridicolo. Sarebbe curioso saperlo. 

Ci lasci un consiglio per chi vuole provare questo Carnevale a vestire in abito d'epoca.
Consiglio sicuramente di studiare a casa prima di andare a noleggiare o acquistare l'abito e non rinunciare per nulla al mondo all'intimo e alle sottostrutture corrette. E' importante, se si vuole indossare un buon abito, sapere riconoscere la differenza fra gli abiti creati con attenzione, magari per altri eventi, e quelli creati velocemente, in largo numero, per essere noleggiati a Carnevale. Inoltre un abito perfetto può essere completamente rovinato dalla biancheria sbagliata: un abito settecentesco senza corsetto e con la crinolina tonda invece dei panieri, per quanto ben cucito, avrà una silhouette sbagliata. Solo lo studio su fonti autorevoli può prevenire una scelta discutibile. 
 






© Photos courtesy of Chiara Vaccari alias Grimilde Malatesta  
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